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“Tides” di Francesco Forestiere

Francesco Forestiere Tides

Racconti

“Tides” di Francesco Forestiere

Vi presentiamo “Tides” un nuovo racconto scritto da Francesco Forestiere, il vincitore del Contest Letterario di Searound!
Titolo del racconto: Tides
Autore: Francesco Forestiere
Biografia: Un operaio edile come tanti altri ma con la smodata passione per la scrittura.

La vela della nave araba scivolo oltre lo strallo, strappata dal vento di libeccio.Primo classificato
Quattro uomini si arresero durante l’arrembaggio, giurarono di diventare parte della ciurma.
“Ora è il momento di stanare quei figli di cane.” Sbottò il “Rosso.”
Cram, con braccia nerborute quanto fusti di antichi alberi, con una spallata scardinò la porta, dove i tre ammutinati, per il timore dell’arrembaggio, si erano nascosti.
Li chiusero dentro per evitare che causassero altri problemi.
Tiodor, il quartiermastro, li scortò fuori a spada sguainata.
“Uomini, qual è la pena per l’ammutinamento?” Chiese il “Rosso.”
“Il giro di chiglia” gridarono i pirati.
“Così sia” annuì il “Rosso.”
Si erano imbarcati come mozzi. Stavo per dire qualcosa ma il più anziano degli ammutinati, replicò alla scelta del capitano.
“Preferisco la morte.” Forse tentò di salvarsi la vita con un atto di coraggio, oppure… oppure non lo so.
Tiodor, con grazia felina nonostante i suoi quarant’anni, salì sull’albero di trinchetto con una cima, balzò oltre il boma, Cram e altri pirati accompagnarono la sua discesa filando la corda. Poggiò i piedi alla tolda e armeggiò con la cima pochi istanti.
Girandosi, infilò il nodo scorsoio al collo dell’uomo e chiese verso il capitano.
“Avrà anche le ultime parole da dirci questo codardo?”
Afferrò la corda con Cram e gli altri pirati, il “Rosso” fece un cenno e l’uomo si trovò sollevato di due metri buoni dal ponte, scalciò l’aria e con le mani tentò di divincolarsi. Lo guardai con misericordia, un sussurro alle mie spalle disse “Damerino, accompagna con il violino la sua anima, non vedi come danza con la morte?”
Mi voltai a guardare il “Rosso”, dai suoi stivalacci malmessi, passando per la giacca in raso macchiata di sangue rappreso della scorreria e poi alla barba rossiccia fermandomi agli occhi neri.
Presi un profondo respiro e poggiai i crini di cavallo sulle corde, suonai un requiem per l’uomo che fu. Intanto dalla murata sbucò fuori un pirata con una scotta annodata a mò di cintura improvvisata, legò le mani di uno dei due giovani, l’altro lato della cima ai piedi del secondo, con un’altra corda unirono mani e piedi dei due. Tiodor annodò la fune che teneva l’impiccato alla murata per lasciarlo ciondolare in balia del libeccio e di una lenta morte.
“Bene, adesso fategli assaggiare i denti di cane.” Tuonò il “Rosso.”
I denti di cane, mi spiegò tempo prima Cram, sono piccoli crostacei attaccati oltre la linea di galleggiamento dell’imbarcazione. Le osservai quando tirammo in secca il brigantino per cambiare il fasciame malmesso e calafatarlo nuovamente. Piccoli crostacei protetti da corazze simili a pietre acuminate.
“Dacci il tempo, devi decidere se annegheranno o si squarteranno” disse Tiodor. Calarono i due con la schiena poggiata alla murata di dritta e tesero le corde.
“Non li deludere!” Frugai nella testa per trovare una melodia lineare. Le braccia dei pirati si gonfiarono e seguirono le note del violino. Il “Rosso” parlava con Cram, il capo carpentiere Courtney e con Claus detto “Ragazzina”. I tre con altri carpentieri salirono a bordo del baghla arabo appena assaltato.
Continuai con il mio suonare a incitare le braccia dei tiratori e le mani di chi tesava la cima, i due erano in acqua da troppo tempo, velocizzai il motivetto. Tiodor mi diresse uno strano sorrisetto.
I due ragazzi arrivarono a bordo, uno era morto annegato, l’altro si contorceva dal dolore, la schiena scorticata a sangue, alcuni punti mostravano il bianco delle ossa.
Buttarono i mare l’impiccato e l’annegato, per gli ammutinati non si sprecano sudari né palle di cannone.
Il “Rosso” abbaiò gli ordini. “Cram e Claus, damerino, Ted, Flinch, andate su quella barca e portatela alla baia, anche a costo di portarla a bracciate. E portatevi gli arabi con voi.”
Stavo per scendere la murata, Tiodor disse “Hai fatto tutto il possibile, non è colpa tua.”
I carpentieri tornarono sul brigantino. Gli arabi diedero tutte le vele al vento. Io e Claus al castello di prua, Cram al timone dal lato opposto con Flinch, gli altri sedettero al posto dei vogatori dandoci le spalle. Claus detta “Ragazzina” per l’esile corporatura e i lunghi e fini capelli biondi era anche il boia dell’Aleta del Diablo. Due arabi parlavano in modo concitato nella loro lingua e infine uno allungò la mano verso la sciabola di Ted, uno schiocco aprì uno squarcio nella blusa dell’arabo creando una linea di sangue. Claus ritirò la frusta. “Torna al tuo posto, feccia!”
Arrivammo all’imbrunire alla baia, Cram arenò il natante sulla spiaggia, l’Aleta del Diablo già ancorata in acque profonde.
Tiodor attendeva il nostro arrivo e verso Cram “hai perso qualcuno sulla via del ritorno?”
“Esatto, è appena scivolato sulla mia lama.”
Adesso gli arabi erano solo in tre, il quartiermastro aggiunse “Mi spiace musico, anche l’altro ragazzo ha fatto un tuffo.”
Cram tirò una pacca a Tiodor “ha un bel carico quella barca, quasi prendevo il largo e adios!”
“Se lo facessi tu il giro di chiglia con la pellaccia che hai, i denti di cane sparirebbero per un pezzo dallo scafo.”
“Beviamoci su!”

Il Team Editoriale di Searound Magazine vi da il benvenuto.

1 Comment

1 Comment

  1. Helena J. Rubino

    21 agosto 2017 at 16:24

    Quando leggendo un racconto mi sembra di guardare un film, mi meraviglio della capacità dell’autore nel mostrare i fatti. Quando chiuso il racconto mi guardo attorno temendo di trovarmi un pirata in casa, non posso che complimentarmi per le emozioni che l’autore ha saputo trasmettere. Ottimo.

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