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Il naufragio dell’Andrea Doria

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Il naufragio dell’Andrea Doria

Andrea Doria: dal varo al naufragio

E’ la fiaba triste della nave più bella del mondo (lunga 212 metri, larga 27, alta undici ponti, per una stazza di 29.100 tonnellate).

La nave si avvicina al porto di New York in una calda e nebbiosa serata di fine luglio, al termine di una settimana di traversata partita da Genova.

A bordo le feste sono ormai finite, abiti da sera e gioielli sono già tornati nelle valigie riempite e pronte allo sbarco in programma l’indomani mattina.

Sull’ammiraglia della flotta passeggeri italiana ci sono 1.134 passeggeri e 572 uomini d’equipaggio agli ordini del comandante Piero Calamai. Egli è un genovese taciturno, capitano di grande esperienza destinato, secondo i piani della compagnia pubblica Società Italia di Navigazione, a finire da lì a non molto la sua carriera sulla plancia della Cristoforo Colombo, gemella dell’Andrea Doria.

Il mare è calmo, quasi piatto. In direzione opposta (da ovest a est) scivola la nave passeggeri svedese Stockholm  della Svenska America Linien di Goteborg (lunga 160 metri per 12.165 tonnellate di stazza con 534 persone a bordo). La Nave svedese ha lasciato alle 11,31 del mattino il molo della 51esima strada di New York al comando del capitano Gunnar Nordenson.

In plancia, però, in quel momento c’è il giovane terzo ufficiale Ernst  Johannsen Carstens . Alle 23,05 del 25 luglio, la prua della Stockholm si schianta sulla fiancata di dritta (destra) dell’Andrea Doria impegnata in una disperata virata a sinistra. La Nave si apre come una scatoletta causando una falla enorme (alta 12 metri)  uccidendo 46 passeggeri della nave italiana che dormono nelle cabine della zona colpita. Una bambina milanese, Norma Di Sandro, 4 anni, è l’unica vittima non dovuta immediatamente all’impatto:  suo padre, terrorizzato, per cercare di salvarla, la getterà dal parapetto della nave in una scialuppa di salvataggio. La piccola batte la testa: morirà più tardi in ospedale. Sul transatlantico svedese si contano sei morti (tutti marinai).

In pochi istanti l’Andrea Doria imbarca oltre 500 tonnellate d’acqua di mare e s’inclina di circa 15 gradi a dritta.  Lo sbandamento prosegue per tutta la notte. Le operazioni di soccorso sono praticamente perfette: a bordo dell’Andrea Doria, il comandante Calamai, il suo vice Magagnini, il secondo ufficiale Guido Badano  e il medico di bordo Bruno Tortori Donati riescono a tenere in pugno la situazione e, a parte, qualche momento di inevitabile tensione, le cose si svolgono con un ordine quasi surreale. La stessa Stockholm, dopo lo scontro e dopo aver verificato che non rischia di affondare, torna indietro e Nordenson mette in acqua le sue scialuppe raccogliendo 542 naufraghi.

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Il Team Editoriale di Searound Magazine vi da il benvenuto.

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